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Visitare Aidone

Se il soggiorno in Aidone si prolunga di qualche giorno oltre a visitare la zona archeologica di Morgantina e il suo Museo è senz’altro consigliabile una visita al centro storico e alle sue chiese, Aidone infatti conta un numero di chiese impressionante, se rapportato alla popolazione che non ha mai superato i diecimila abitanti.

Per una visita sistematica sono consigliabili i seguenti itinerari da percorrere a piedi, tutti prendono le mosse dalla piazza Umberto o del Municipio: 1° da via Roma, 2° dalla discesa di via d. Minolfi, 3° dal corso Vittorio Emanuele e la Villa Comunale.


Itinerario n° 1: via Roma e via Erbitea
Piazza Umberto: è il centro nevralgico del tessuto urbano medievale, da cui si dipartivano tutte le strade principali, un piccolo gioiello su cui si affacciano il Municipio, una rigorosa costruzione risalente alla fine del ‘700, e la Chiesa di S. Leone, eretta nel 1090 utilizzando per la costruzione anche conci megalitici provenienti dalle rovine di Morgantina. La chiesa fu dedicata a papa Leone II, nell’anno della sua proclamazione a santo. Secondo la tradizione egli aveva origini aidonesi ed era stato cresciuto ed educato nel convento dei Benedettini che sorgeva sul colle di Cittadella. L’antico tempio fu distrutto dal terremoto del 1693, la ricostruzione risente del gusto barocco, che caratterizzò in Sicilia le ricostruzioni del dopo terremoto.

aidone_san_domenicoLa Via Roma era caratterizzata, nel suo primo tratto, dalle case dei signorotti locali; a raccontarcene i fasti rimangono oggi solo i bei portali. Essa, allargandosi nella bella piazza Dante, culmina scenograficamente nella magnifica ed imponente facciata di San Domenico, dalla singolare decorazione in bugnato a punta di diamante. La chiesa fu costruita a partire dal 1419 dal beato Vincenzo da Pistoia. l motivo a punta di diamante fa pensare alla seconda metà del Quattrocento, quando lo stile ‘plateresco’ si diffuse dalla Catalogna anche in Sicilia e nell’Italia meridionale. Questo motivo decorativo rappresenta un unicum in un edificio religioso, gli altri esempi conosciuti, infatti, appartengono tutti all’architettura civile.

La chiesa subì molti danni per il terremoto del 1693, la data del 1741 impressa sul portale si riferisce certamente ai lavori di consolidamento; a questi restauri appartengono anche i cantonali del prospetto, in blocchi regolari di arenaria locale incisi con un motivo decorativo a chiocciola, nonché l’elegante portale barocco.

La Chiesa Madre o di S. Lorenzo sorge in fondo alla via Roma. La chiesa, nei pressi del Castello, è probabilmente la più antica di Aidone, ma la forma attuale risale alla ricostruzione settecentesca, dopo il terremoto del 1693. La facciata fu ricostruita utilizzando il materiale antico. Fu recuperato il bel portale gotico ma non l’antica iscrizione i cui frammenti sono sparsi per tutta la facciata.

Il Castellaccio – Proseguendo, da dove la via Roma si restringe nella via Castello, si giunge davanti ai ruderi del Castello medievale, costruito in cima ad un colle inespugnabile dal quale si controllano, quasi a 360° , le pendici meridionali dell’Etna, la piana di Catania, il versante orientale dei Monti Erei, la valle del Gornalunga, il sistema collinare di Morgantina, il Castello dei Pietratagliata. Le rovine sono poco leggibili ma la vista gode di un panorama impareggiabile. Secondo la tradizione il castello era una fortificazione araba, secondo gli studiosi risale invece all’epoca normanna.

La via Erbitea come un lungo serpentone, dalla piazza Umberto si snoda ripidamente attraverso tutto il quartiere di S. Giacomo e più giù fino alle due chiesette appaiate, la Madonna delle Grazie e Sant’Antonio, e poi prosegue quasi direttamente fino alle rovine di Herbita, ovvero di quella che per secoli fu ritenuta Herbita e che solo negli anni cinquanta è stata identificata come Morgantina. Il quartiere di San Giacomo, abbarbicato al monte e ai piedi del Castello, oggi è in parte abbandonato, è certamente il più antico ed era caratterizzato dalle case basse dei contadini e da un dedalo di viuzze, nonché dalla presenza di numerose chiese inserite nel fitto tessuto urbano.

Chiesa di Maria SS. Delle Grazie – La chiesa deve la sua nascita al leggendario ritrovamento nel 1618 della sacra immagine della Madonna, che allatta il Bambino, dipinta su lastra di pietra. In seguito al ritrovamento fu costruita probabilmente una cappella, la chiesa attuale risale al Settecento. Sull’altare laterale è un pregevole dipinto secentesco che raffigura il corteo delle Sante Vergini siciliane (datato 1642).

La chiesa di Sant’Antonio Abate è posta all’ingresso orientale del paese e costituisce uno dei suoi monumenti più suggestivi e ricchi di storia. La tradizione l’ ha sempre ritenuta una piccola moschea trasformata in chiesa cristiana dai Normanni, lo testimonierebbe il bel portale a sesto acuto nella parete di mezzogiorno, oggi murato, e le piccole feritoie ai suoi lati. Gli ultimi restauri hanno portato alla luce un affresco, datato 1581, che illustra, con un tecnica oserei dire fumettistica, le tentazioni di Sant’Antonio. L’icona centrale, che raffigura il Santo, nei modi tradizionali del vecchio con una lunga barba e il porcellino ai piedi, è contornata, in ciascuno dei due lati, da quattro riquadri; a sinistra sono rappresentati episodi della vita del santo, a destra le tentazioni del diavolo; ogni riquadro è illustrato da didascalie in siciliano.

Itinerario n°2: Piazza Cordova, Chiesa di Sant’Anna

Via Domenico Minolfi Ritornati in Piazza Umberto si prenda questa volta per la breve e ripida discesa a destra del Municipio, la via D. Minolfi . La strada sfocia in Piazza Cordova, “U chian”, ‘Il piano’, sede privilegiata delle infinite passeggiate e delle chiacchiere di pensionati, disoccupati, e delle ore di riposo dal lavoro.

Sulla piazza si affaccia maestosa la Torre Adelasia. La torre, oggi campanile dell’annessa chiesa di S. Maria La Cava, era in origine una delle torri di difesa. Dell’impianto originario, di epoca normanna, conserva il piano inferiore dall’alto portale ogivale e, all’interno, la magnifica volta a crociera. Nei secoli ha subito molti rimaneggiamenti e sovrapposizioni ben testimoniati dai diversi stili.

La chiesa di S. Maria La Cava ha origini antichissime. Con il nome di S. Maria Lo Plano, fu fondata nel XII sec. da Adelasia, nipote del conte Ruggero d’Altavilla Dell’impianto medievale conserva solo l’abside e la torre di cui abbiamo parlato. Allo stesso modo anche la chiesa ha subito numerosi restauri e rimaneggiamenti, L’attuale facciata, incompleta, frutto di un ambizioso progetto tardo secentesco per una chiesa a tre navate, presenta il meglio dell’arte barocca, nel rispetto di quella compostezza e classicità di linee che sono una costante dell’architettura aidonese.

Il portone in bronzo della facciata, rappresenta episodi della vita di S. Filippo Apostolo, il Nero, cosiddetto per le singolari sembianze nere, date dall’ebano in cui è scolpita la statua che risulta di epoca e stile incerti. Il simulacro del santo miracoloso, custodito in una cappella riccamente decorata di stucchi, è oggetto di grande venerazione e il 1° maggio convengono in Aidone, per celebrarlo, decine di migliaia di pellegrini provenienti da tutti i comuni della provincia e oltre.

Chiesa e convento del Carmelo, Biblioteca Comunale – Dalla piazza si risalga per la via Abbate Scovazzo e, subito dopo gli edifici nuovi del Municipio, sulla destra si incontra il convento dei Carmelitani, sede della Biblioteca Comunale. Vale la pena fare una visita e chiedere alla Bibliotecaria di poter visionare il fondo antico, ricco incunaboli, cinquecentine, manoscritti e molte pubblicazione del ‘600 e del 700; vi si conserva anche una preziosa divisa militare appartenuta al Conte di Cavour e da lui donata al suo amico e prezioso collaboratore, Filippo Cordova, ed altri cimeli civili e militari.
Cristo di Frate Umile da PetraliaChiesa di Sant’Anna e chiostro del convento – Svoltando a destra si raggiunge la via Fratelli Palermo, meta preferita dello struscio dei più giovani. La si percorra tutta fino alla piazza Vittorio Veneto e da lì si imbocchi la stretta via Sant’Anna, che si apre sul largo omonimo.La chiesa di Sant’Anna ha origini molto antiche, la tradizione vuole addirittura che fosse una moschea. Le sue fattezze attuali risalgono al XVII sec.. La chiesa, ad una sola navata, presenta uno stile architettonico semplice e disadorno che contrasta con la ricchezza barocca dell’altare centrale, finemente decorato con tarsie marmoree in bicromia, bianche e nere . Vi si conservano preziose tele , un’ acquasantiera del ‘500 di scuola gaginiana, e, nella Sacrestia, un prezioso armadio intarsiato, opera, si dice, di frà Innocenzo da Petralia.
Ma il più prezioso monumento conservato in questa chiesa è il Crocefisso in legno di Frà Umile Pintorno da Petralia del 1635. Sul volto lo scultore riuscì mirabilmente ad imprimere i segni non solo dell’agonia e dello spasimo ma anche della serenità e quasi della gioia. Molti l’ hanno riconosciuto come il capolavoro tra i Crocefissi del Frate che adornano altre chiese in Sicilia.
Del convento dei Padri Riformati non restano che i ruderi dello splendido chiostro: il porticato con arcate sagomate da mattoni in cotto e poggianti su esili colonne in stile dorico.


ITINERARIO n° 3: San Michele, Villa Comunale e Museo Archeologico

san_michelePer questo terzo itinerario si può partire dalla piazza Vittorio Veneto, prospiciente la stretta via Sant’Anna, ma anche dalla solita piazza Umberto attraverso l’arco che porta alla villa Comunale o dalla angusta via sen: Camerata.

Percorrendo la via Sen. Camerata, sempre sulla sinistra, si incontra il rudere di San Michele. La chiesa , cui appartiene la torre, in parte diruta, sembra risalisse all’epoca medievale. La costruzione del convento risale al XVI secolo; è rimasto famoso per essere stato nel XVI secolo sede di un Tribunale segreto del tipo dell’Inquisizione. Fu probabilmente distrutto dal terremoto del 1693 e non più riedificato.

A pochi passi, continuando su per la salita, si entra nella parte alta della la Villa comunale. Questo giardino pubblico, costituito da una serie di viali riccamente e variamente alberati, è molto apprezzato per la magnifica vista che vi si gode e per la bellezza dei viali. Superati i viali alti, caratterizzati dall’originario boschetto di olmi e querce, si giunge alla porta superiore che dà sul largo “Torres Truppia”, dove si affaccia l’edificio della scuola Elementare e

il Convento e la Chiesa dei Cappuccini, sede del Museo Archeologico. Il complesso risale ai primi decenni de 1600, la sua architettura è caratterizzata da linee sobrie e chiuse, quasi severe. La chiesa, adibita ad auditorium, era dedicata a San Francesco d’Assisi; è a navata unica, con due cappelle sul lato sud, e conserva pregevoli arredi e dipinti secenteschi. Dalla seconda cappella si accede ad una cripta e ad un antico sottopassaggio che la tradizione vuole sia collegato, attraverso un complesso sistema di cunicoli, agli altri conventi aidonesi. Interessante anche il chiostro, porticato su un solo lato, dal quale si accede al Museo, che ha trovato ospitalità nei locali del convento.

Si giunge infine sul corso Vittorio Emanuele II, un lungo balcone che si affaccia su un magnifico panorama, sede privilegiata delle passeggiate dei paesani di tutte le età.

Franca Cianta

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