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Il Museo

il museo di aidoneIl Museo Archeologico nasce come museo del territorio storicamente pertinente a Morgantina ed il suo progetto iniziale risale agli anni settanta quando la ricerca archeologica, avviata nel sito sin dal 1955, era pervenuta a risultati di tale rilevanza scientifica da richiedere la divulgazione e fruizione di un patrimonio unico ed irripetibile.
Inaugurato il 20 ottobre 1984, è felicemente collocato nei locali dell’ex Convento dei Cappuccini il cui restauro, condotto nel rispetto delle preesistenze storielle dell’edificio, ha portato al recupero e riuso di un monumento destinato diversamente ad abbandono.
Il Convento, la cui costruzione risale al 1630, si caratterizza architettonicamente per un linguaggio lineare quasi severo e con le sue chiuse forme domina l’emergenza orientale di Aidone. Annessa al Convento è la Chiesa dedicata a San Francesco che conserva pregevoli opere d’arte: un Ecce Homo ligneo nella tradizione di Fra’ Umile da Petralia ed una Madonna con Bambino in terracotta, entrambe collocate nella I Cappella a destra; il ciborio ligneo e la grande tela con Natività.
Dalla Chiesa si accede al Museo che si sviluppa in sei Sale in cui l’esposizione della collezione archeologica è articolata per fasi cronologiche suddivise per settori topografici:
I Sala Introduttiva
II Sala della preistoria e protostoria
III Sala di Cittadella
IV Sala di Serra Orlando
V Sala del Plastico
VI Sala tematica e Museo di seconda scelta.


I Sala Introduttiva
ceramica_castelluccianaSi sviluppa lungo il corridoio che fiancheggia il Chiostro del Convento. Il Chiostro, chiuso adesso da vetrate, accoglie una selezione di elementi architettonici decorativi (capitelli, fregi, cornici etc.).
Nella Sala Introduttiva un ricco apparato illustrativo e didascalico introduce la visita al Museo con notizie sulla morfologia del territorio, sulla storia degli studi e delle scoperte e sulla storia di Morgantina attraverso gli storici di età greca e romana. L’apparato illustrativo è completato da una carta archeologica del sito sulla quale è possibile visualizzare il vario articolarsi dell’impianto urbano.


II Sala della preistoria e protostoria
ciotole_ferroLa Sala espone i reperti che documentano la storia del sito durante l’età del Bronzo (1800-1400 a.C.) e l’età del Ferro (1000-700 a.C.). La sezione dedicata all’età del Bronzo è costituita essenzialmente dai materiali provenienti dallo scavo delle capanne dislocate sul pianoro di San Francesco. Alla ceramica, plasmata a mano, con la tipica decorazione dipinta a motivi geometrici sul fondo rosso del vaso, si associano strumenti in pietra: asce in basalto, coltellini in selce ed ossidiana, strumenti in osso, punteruoli, fuseruole e rocchetti per le attività di filatura. Un corredo completo che documenta le principali attività agricole, pastorali e domestiche alla base della vita del villaggio. Di particolare interesse alcuni oggetti in terracotta detti «corni sacri», legati a momenti del culto religioso. La fase culturale dell’età del Ferro è esemplificata dai manufatti rinvenuti nel corso dello scavo di tre capanne, variamente dislocate sui pianori di Cittadella: capanna della trincea 29, capanna della trincea 16, capanna della trincea 31.
pithosLa produzione ceramica di questo periodo è caratterizzata da coppe dal profilo carenato, anfore, situle, pithoi lavorata al tornio, priva di decorazione oppure con una decorazione dipinta a motivi piumati. Di particolare interesse sono le coppe carenate con ansa sopraelevata che richiamano analoghe coppe rinvenute nelle isole Eolie e che, dunque, confermano la tradizione storica che riporta la fondazione di Morgantina ai Morgeti. Dalle capanne provengono altri oggetti di uso quotidiano come fuseruole, pettini in osso, pesi da telaio e di particolare interesse un martello ed un pugnale in bronzo.
Questi manufatti, insieme alle numerose forme per la fusione del bronzo rinvenute, attestano a Morgantina una avanzata tecnica di lavorazione dei metalli ed anche il ruolo emergente che il sito svolge nelle aperture commerciali verso i centri costieri dell’isola. Di particolare interesse è il corredo domestico rinvenuto all’interno della capanna della trincea 31, di cui è data sul pannello la ricostruzione ideale, caratterizzato dalla presenza di ben dieci pithoi, vasi di grandi dimensioni per le derrate alimentari. Due di essi, decorati da una vivace decorazione dipinta a motivi piumati, sono collocati sulla pedana della scala a chiocciola.
Ad una fase successiva, dopo la fine del villaggio «Morgetico», si riferisce il corredo funerario di una tomba a forno in cui è prevalente la ceramica ed impasto con decorazioni incise. Di particolare
interesse le grandi fìbule in ferro.


III Sala di Cittadella
corredo_funerarioPercorrendo la scala a chiocciola si perviene alla Sala dedicata alla storia di Morgantina tra il VII e la metà del V sec. a. C. : un periodo articolato di vicende che vede il centro indigeno sulla Cittadella toccato da avvenimenti significativi: l’arrivo di genti greche di origine calcidese, e la progressiva ellenizzazione del sito indigeno e la sua distruzione ad opera di Ducezio.
La selezione dei materiali, articolata per i contesti urbani di provenienza, edifici di culto, abitato ellenizzato, edifìci pubblici, necropoli, è signifìcatamente preceduta da una esemplificazione dei tipi ceramici in uso nei diversi e successivi momenti di frequentazione umana sulla Cittadella. Dalle ceramiche ad impasto con decorazione incisa (VII sec. a. C.) alla fase in cui alla ceramica indigena è associata la ceramica importata dalle fabbriche corinzie (600-500 a.C.) e da quelle attiche (550-450 a.C.).

anfora_coppaLa fase indigena, cioè il momento che precede l’arrivo dei coloni greci a Morgantina (575 a.C. ca.), è documentata dal contesto di una capanna individuata sul pianoro inferiore di Cittadella. La ceramica è caratterizzata da una decorazione dipinta nello stile siculo-geometrico, di chiara derivazione greca, e tra le forme spiccano: anfore, oinochoai, scodelloni triansati. Di particolare interesse un Kemos, vaso rituale costituito da tre piccole oinochoai su supporto cilindrico.
Particolare interesse rivestono le antefìsse fìttili a maschera gorgonica e a maschera leonina appartenenti alla decorazione architettonica del tempio principale della città sito sulla collina più emergente di Cittadella. Da altri edifìci sacri dislocati sul pianoro inferiore di Cittadella, provengono pure antefìsse fìttili a testa di Gorgone.
Di particolare interesse, per la conoscenza della plastica siceliota, le due antefisse fìttili a testa di Menade. Facenti parte della decorazione architettonica di un importante edificio pubblico costruito sull’agorà della città, le due antefisse risentono dell’influenza dello stile ionico qui rielaborato con grande vivacità policroma ed espressiva nella particolare indicazione dei dettagli delle ciglia dell’occhio.
Si segnala, anche, un altare in terracotta, decorato a rilievo con un cinghiale, utilizzato per i riti religiosi celebrati tra le mura domestiche.

antefisseDai settori dell’abitato e degli edifici pubblici proviene una ricca documentazione che illustra la progressiva ellenizzazione ed il periodo di maggiore splendore della città arcaica (550-459 a.C.). Si segnalano alcuni frammenti di ceramica attica a figure rosse ed in particolare il grande cratere a figure rosse attribuito al pittore di Euthymides che lavora ad Atene intorno alla fine del VI sec. a. C.. La fascia decorativa sul collo accoglie una raffinata decorazione dipinta che sviluppa su un lato il tema della lotta tra Eracle e le Amazzoni; sull’altro il tema più generico di un banchetto con personaggi maschili distesi sulle klinai. Quest’ultima raffigurazione è interessante in quanto il vaso, rinvenuto all’interno del cosiddetto «Pritaneo», era destinato ad essere utilizzato durante i banchetti dei magistrati della città. La necropoli di questa fase è esemplificabile da una ristretta selezione di corredi funebri più rilevanti. E’ diffuso il rito della inumazione di più persone in tombe a camera scavate nella roccia ed il corredo funerario è caratterizzato dalla presenza sia di materiali di produzione indigena sia di ceramiche importate dalle fabbriche corinzie, attiche e ioniche. Si segnala il corredo della Tomba 9, la più grande sinora rinvenuta e con 16 deposizioni di cadaveri. Tra gli oggetti del corredo: due vasi plastici di importazione ionica, l’uno conformato a Sirena, l’altro a piede con calzare.
Dalla contrada di San Francesco provengono gli oggetti votivi deposti in un’area sacra all’esterno delle mura della città. In tale area sin dal VI sec. a. C. venivano celebrati riti religiosi in onore degli dei Ctoni con la deposizione di lucerne, coppe e terracotte figurate. Di particolare interesse alcuni frammenti in terracotta appartenenti a statue di culto di grandi dimensioni


IV Sala di Serra Orlando
vaso_ionicoLa Sala di Serra Orlando accoglie i reperti che documentano la storia di Morgantina durante il III sec. a.C., il periodo di maggiore splendore della città, attraverso la selezione di materiali articolata per i contesti urbani di provenienza: abitato; santuari; necropoli. Tuttavia, la ricerca archeologica, condotta sulle colline di Serra Orlando, documenta un’articolata urbanizzazione del sito a partire dalla metà del V sec. a.C. sino ai primi decenni del I sec. d.C. . Anche se l’area risulta essere stata frequentata durante l’età del Bronzo (deposito di fuseruole e rocchetti nei pressi del teatro), i documenti archeologicamente più rilevanti si riferiscono agli anni intorno la metà del V sec. a.C. ed attestano la fondazione di una nuova città, dopo la distruzione dell’abitato sulla Cittadella ad opera di Ducezio. A questo momento si riferiscono i frammenti ceramici attici a figure rosse e a vernice nera da saggi stratigrafìci sulla Collina Ovest e nell’area dell’Agorà. Allo stesso periodo si data la bella antefissa fìttile a testa di Menade da un deposito nella Fontana Monumentale.

Tra i materiali selezionati per esemplificare i tipi ceramici in uso tra la metà del V sec. a.C. ed il I sec. d.C. si segnalano: un piatto da pesce a figure rosse (IV sec. a.C.); una coppa a medaglione con testa di Menade al centro; due grandi lucerne da sospensione a vernice nera, imitanti analoghi oggetti in metallo (III sec. a.C.); coppe a medaglione ed una coppa a matrice decorata a motivi floreali (II-I sec. a.C.); frammenti di vasi e piatti di ceramica aretina e lucerne a matrice (I sec. d.C.). Dai quartieri residenziali, situati sui pianori della Collina Est e della Collina Ovest, provengono i corredi domestici costituiti principalmente da vasellame da mensa (piatti, vasi per bere, colini) e da vasellame destinato alla cottura (pentole etc.).

La venerazione per le due divinità di Demetra e Persefone è ampiamente documentata dagli oggetti votivi in grande quantità e varietà rinvenuti nei due santuari della città loro dedicati: il Santuario Nord ed il Santuario Sud. Se nulla conosciamo sui rituali praticati dai fedeli ci restano, tuttavia, quale momento tangibile di unione tra il mondo dei mortali e quello degli immortali, centinaia di ex-voto deposti sugli altari dei Santuari e costituiti dai vasi, terracotte figurate e oggetti di uso quotidiano. Si segnala, per la varietà e la tipicità, la serie delle terracotte che raffigurano la giovane Persefone. La dea è variamente rappresentata in forma di busto con polos sul capo e dettagli dipinti, oppure in forma di busto con velo da sposa sul capo oppure distesa sul lottino durante il banchetto per le sue nozze con Ades. Accanto ad esse di particolare interesse è la serie delle terracotte figurate che rappresentano giovani donne colte in pose leziose e leggiadre. Ma altre divinità godevano a Morgantina di un culto privilegiato: gli dei Ctoni, celebrati nel grande Santuario dell’Agorà, e dal quale provengono ex-voto caratterizzati da lucerne e piccoli vasi e anche Afrodite, del cui culto è indizio un frammento ceramico con dedica graffita, proveniente dal grande complesso sacro di Contrada Agnese. La necropoli di età ellenistica si estendeva lungo le pendici meridionali delle colline di Serra Orlando. La selezione esposta si riferisce ad un limitato settore di essa: quello individuato a sud dell’abitato della Collina Ovest. E diffuso il rito della inumazione singola in tombe a fossa, talvolta
arricchite all’esterno da piccoli monumenti in muratura detti «epithymbia». I vasi del corredo funerario sono costituiti da unguentari, lucerne, pissidi dipinte, lekythoi a vernice nera. Di particolare interesse un’anfora a punta con decorazione dipinta a motivi floreali.


V Sala del Plastico
II plastico, che riproduce l’intera area su cui si sviluppa l’impianto urbano di Morgantina, è collocato nella Sala al piano terra, una volta la Sacrestia della Chiesa. La sala conserva ancora tracce degli affreschi che decoravano la volta: finti quadri riproducono le sembianze di alcuni padri guardiani del Convento.


VI Sala tematica e Museo di seconda scelta
La Sala accoglie una ampia e variata selezione di oggetti che documentano le principali attività artigianali, commerciali, domestiche e religiose praticate a Morgantina. Gli oggetti sono raccolti per temi specifici. La coroplastica: terracotte figurate, matrici fìttili, stampini decorativi illustrano una delle più tipiche tecniche praticate dai ceroplasti di Morgantina: quella della lavorazione a matrice. Industria ceramica: dalle decine di fornaci per la cottura della ceramica rinvenute, a Morgantina provengono numerosi scarti di produzione, cioè manufatti ceramici che per un cattivo processo di cottura hanno subito alterazioni nel colore e nella consistenza. Acqua: dai recipienti adatti al trasporto dalla sorgente (Idrie) utilizzati in età arcaica, ai condotti in terracotta che in età ellenistica assicuravano l’approvvigionamento idrico nelle case.

Commercio: pesi in piombo di diverso valore ponderale utilizzati per lo svolgimento delle attività commerciali delle botteghe. Vita agricola: le attività agricole, largamente praticate a Morgantina, sono ben documentate dalla ricca collezione di attrezzi per i lavori nei campi: vanghe, zappe, piccozzine per la lavorazione della terra, falci, falcetti e roncole per la mietitura. Scambi: anfore attiche di età arcaica e numerosissime anse con bollo di anfore rodiote di età ellenistica che documentano i flussi commerciali più attivi. Armi: punte di frecce, di lance, di giavellotti utilizzati sia per le attività di caccia sia per difesa personale. Vita domestica: selezione di oggetti più comuni del corredo domestico: vasellame da mensa (piatti, stoviglie in bron-zo), bracieri portatili per cottura, lucerne ad olio per l’illuminazione delle case. Artigianale domestico: fuseruole, rocchetti, pesi da telaio, aghi in bronzo, ditali documentano alcune delle attività praticate dalle donne all’interno della casa: la filatura e tessitura della lana. Ambiente della donna: perline di collana in pasta di vetro, spille per gli abiti, spilloni per capelli, sono alcuni degli oggetti con cui frequentemente le donne si abbellivano. Il gioco: tra i giochi sono documentati quello degli astragali e dei dadi. Di particolare interesse sono due tavole da gioco (con scacchiera e filetto); alcuni elementi di bambole in terracotta ed infine gli elementi di flauti in osso.

Vita religiosa: altari in miniatura utilizzati per celebrare riti religiosi all’interno della casa. Culto di Demetra e Persefone: terracotte figurate rinvenute nei due Santuari dedicati al culto di Demetra e Persefone. Altri culti: terracotte raffiguranti Eros, Atena, Afrodite le Ninfe documentano gli altri culti praticati a Morgantina. Spettacolo: terracotte di soggetto teatrale costituite da maschere della tragedia e commedia e da statuette di soggetto grottesco. Legate al culto ctonio di Demetra e Persefone, tuttavia, sono documento importante per conoscere il teatro antico.

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